Urlano, monetizzano, disinformano
C’è un genere di video che ormai mi fa venire l’orticaria: “ENTRO NEL DARK WEB 😱” con la faccia da pirla in miniatura, bocca spalancata, frecce rosse, musica da horror scadente e la solita promessa: “ragazzi è pericolosissimo”. Poi aprono Tor Browser come se fosse la porta dell’inferno e iniziano a parlare a macchinetta, urlando, senza dire un cazzo di utile.
Il problema non è che non sanno. Il problema è che non sanno e ci guadagnano. E intanto i canali di gente competente, quelli che spiegano davvero, fanno 40 visual perché non hanno la faccia da idiota in thumbnail e non sparano “RED ROOM” ogni 20 secondi. Benvenuti nel paese dove l’algoritmo premia i clown.
🌊 Deep Web e Dark Web: già qui si vede chi è un imbecille
Partiamo dalle basi, che su YouTube le trattano come magia nera.
Il Deep Web è tutto ciò che i motori di ricerca non indicizzano: roba dietro login o paywall, web app, aree riservate, database consultati via interfaccia, pannelli di gestione e pagine generate al volo. È Internet normalissimo, solo che non è “pubblico”: ci stai dentro ogni santo giorno senza pensarci.
Il Dark Web è un sottoinsieme: servizi accessibili tramite darknet (reti progettate per anonimato), come Tor con gli onion services, ma anche I2P e ZeroNet. Non sono sinonimi. Fine.
E invece questi fanno il minestrone: “Deep Web = Dark Web = roba illegale = hacker”. Perché così possono sparare qualunque stronzata e sembrare “misteriosi” senza sapere un cazzo. È la ricetta perfetta per spaventare i ragazzini, tenere alta la retention e monetizzare l’analfabetismo tecnico.
💸 La VPN sponsorizzata: “mettila e sei anonimo” (sì, come no)
E poi arriva lo sponsor. Sempre. NordVPN o la VPN del mese, perché ormai la sponsorizzano pure i cani e i porci: gamer, prankster, canali di cucina… tutti “esperti” improvvisamente.
E lì parte la favola: “metti la VPN e sei invisibile”.
No. Una VPN sposta il punto d’uscita. Non cancella la tua identità, non ti rende anonimo, non ti salva se fai cazzate. La privacy non è un bottone, e l’OPSEC non la compri con un codice sconto in descrizione. Se ti comporti da scemo, resti tracciabile anche con la VPN “militare”, “super”, “ultra”, chiamala come vuoi.
È come vendere una serratura “da commando” e poi lasciare la chiave sotto lo zerbino.
🪟 Windows 11 e “anonimato cosplay”: il teatro degli sfigati
Poi li vedi “entrare nel Dark Web” dal solito PC con Windows 11, lo stesso con cui stanno su Instagram, Discord, Chrome pieno di estensioni, cookie ovunque, account Google sempre loggato, notifiche che esplodono in background.
Non è un discorso “Windows fa schifo” (anche se… vabbè). È che questi fanno la scenetta dell’anonimato come fosse un costume di Carnevale: oggi Tor, domani Facebook, dopodomani “ragazzi mi hanno tracciato”.
No, campione: ti sei tracciato da solo. Ti sei firmato. Hai lasciato impronte come un elefante nel fango.
🧅 Tor Browser e poi login su Facebook: il capolavoro dell’idiozia
Questa è la parte che mi fa davvero girare i coglioni: aprono Tor Browser e poi fanno login ai soliti servizi con la loro identità. Facebook, Instagram, Gmail… “Così sono anonimo”.
Certo. Come mettersi il passamontagna e poi urlare nome, cognome e codice fiscale.
Tor può proteggere a livello di rete, ma non ti cancella l’identità applicativa. Se fai login, sei tu. Se usi gli stessi contatti, le stesse abitudini, lo stesso modo di scrivere, sei tu. Se poi ci metti pure la faccia in camera mentre “reagisci” in live, sei tu con l’etichetta del prezzo appesa al collo. Anonimo un cazzo.
📦 Mystery box “dark web”: la recita del pacco “proibito”
E poi c’è il format più patetico: “Ho ordinato dal Dark Web”, “Mi è arrivato un pacco inquietante”, “Non guardarlo da solo”. Prima ti montano la suspense, poi ti sparano la solita thumbnail con la faccia da idiota e gli occhi fuori dalle orbite, così l’algoritmo gode e tu clicchi.
E dentro cosa c’è, di solito? Niente di “oscuro”. C’è la solita fuffa: storie inventate, screenshot riciclati, pacchi anonimi che potrebbero arrivare da un mercatino qualsiasi, e il finale standard: “ragazzi non fatelo a casa” detto da uno che lo fa a casa, su Windows 11, con lo sponsor in descrizione e la VPN miracolosa come se fosse un sacramento.
È la scenetta del “pacco proibito”: ti vendono l’idea che stiano maneggiando l’inferno, e nella scatola ci trovi la versione digitale della merda di cane. Ma intanto loro hanno fatto views.
🔥 Il danno vero: gente che impara male e poi si schianta
Il risultato di questa spazzatura non è solo “cringe”. È danno vero, perché la gente si porta a casa convinzioni sbagliate. Si spaventa per le leggende (red room, livelli segreti, “mi hanno preso l’IP perché ho aperto un onion”) e ignora i rischi reali che ti fottono nella vita vera: phishing fatto bene, infostealer, furto sessioni, truffe su Telegram, account takeover.
E soprattutto crea il mostro peggiore: il principiante convinto di essere furbo, che poi fa una cazzata e non capisce nemmeno perché. La disinformazione in cybersecurity è come debito tecnico mentale: ti rovina il modo di ragionare e poi paghi interessi quando arriva il problema vero.
✅ Come capisci se uno sa davvero (spoiler: non urla)
Non ti serve il “guru”. Ti serve uno che non venda fumo.
Uno che sa distingue Deep Web e Dark Web senza fare circo, non ti promette “anonimato totale” come se fosse un toggle, non trasforma tutto in horror per tenerti incollato e non usa lo sponsor come patente di competenza. Chi è competente non ha bisogno di spaventarti per sembrare credibile: spiega, mette limiti, ti fa capire dove sbagli. Senza teatrino.
🔚 Conclusione
Il Dark Web non è un film e Tor non è un mantello dell’invisibilità. Il problema non è YouTube in sé: è che l’algoritmo premia chi urla, chi inventa e chi fa la faccia da pirla in miniatura. E intanto i contenuti seri muoiono nel silenzio perché non sono “spettacolari”.
Nel Dark Web c’è già abbastanza merda vera. Non serve inventarsene altra per fare views.ws.